Brevi cenni storici... 

Il 29 marzo 1436 fu emanata dalla Serenissima Repubblica di Venezia una “Parte” (come allora erano chiamate le leggi) che impegnava le comunità locali dell’attuale pianura trevigiana tra Piave, Muson e Sile alla realizzazione di un canale per addurre acque dal Piave al Sile. Tale data è considerata come quella di fondazione del Consorzio “Brentella di Pederobba”.

L’opera prevista aveva lo scopo principale di essere acquedotto civile e solo secondariamente di ristoro irriguo alla campagna.

La realizzazione del canale adduttore avvenne piuttosto celermente, tenendo conto degli strumenti di lavoro allora disponibili, trasformando l’area da un magreto ad una realtà agricola produttiva e accompagnando lo sviluppo del territorio; lungo il corso d’acqua si installarono numerosi opifici, che apportarono una considerevole attività artigianale. L’attività consortile rimase per secoli legata agli scopo tradizionali, abbeveraggio, irrigazione e soddisfacimento delle necessità energetiche per le attività produttive; solo in questo secolo la funzione di approvvigionamento di acqua potabile si è via via ridotta, cessando completamente nei recenti anni ottanta. Il Consorzio aveva competenza sui canali principali mentre, fino al 1942, la rete di canali secondari e la distribuzione erano a carico delle comunità locali. Dopo il 1942 anche la gestione di tutta la rete idrica secondaria venne assunta dal Consorzio. Il motivo di ciò è da ricercarsi nel mutato quadro legislativo, che prevedeva competenze variate ed esigenza di razionalizzare il complesso delle opere e della gestione delle acque. Nel 1940 il Comprensorio del Consorzio fu infatti classificato “di bonifica integrale” in base alla legge Serpieri del 1933, classificazione che estendeva la potestà del Consorzio al complessivo assetto idraulico del territorio interessato. Successivamente, con l’istituzione delle Regioni, le competenze in materia di bonifica passarono alle stesse; la Regione Veneto, con legge n° 3 del 1976 ha riorganizzato tutta la materia e classificato di “bonifica” l’intera area non montana.

La configurazione attuale del Consorzio ha come principio ispiratore la gestione e la tutela del territorio nel senso più ampio, di cui l’irrigazione, la produzione di energia elettrica e lo scolo delle acque, sono soltanto gli aspetti più conosciuti e tradizionali.

Come viene indicato dalla denominazione ufficiale, il Comprensorio include ora una vasta area pedemontana, dove risulta preponderante la tutela del suolo e dell’assetto idraulico, in un contesto ambientale di pregio.

Qui il settore primario ha perso l’importanza economica di un tempo a seguito dei variati criteri produttivi, che hanno privilegiato un’agricoltura intensiva e meccanizzata.

Precedentemente i redditi agricoli erano molto più elevati rispetto alle realtà contermini di pianura, come del resto testimoniano gli estimi catastali dell’epoca. Appare ovvio che anche le infrastrutture a servizio dell’agricoltura fossero ben sviluppate, pur se coinvolgevano aree relativamente limitate, considerata anche la morfologia prevalente. Risalgono alla fine del 1200 le prime notizie di regimazioni idrauliche a fini irrigui e di forza motrice, del resto sempre connessi nella pedemontana. La numerosa presenza di derivazioni da, praticamente, tutti i corsi d’acqua naturali, ha determinato un intenso sviluppo economico per la presenza di moltissimi opifici, segherie, filande. L’acqua veniva utilizzata, talvolta in concorrenza, per i prati d’acqua e l’irrigazione. Gli ultimi Consorzi idraulici hanno pensato di operare concretamente nei recenti anni 50-60.

 
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